Giusi Velloni

DICONO DI ME

La scoperta del sé attraverso lo sguardo della natura 

Inaugura una nuova stagione Giusi Velloni con questa sua prima mostra personale, dove ha modo di mettersi totalmente in gioco con gli spettatori. Originale interprete in una ricerca della figurazione che attinge agli esempi del passato, Velloni trasforma le iniziali radici realistiche in un rapporto del tutto diverso con la rappresentazione della figura e del paesaggio urbano. Questi generi tradizionali sono sottoposti a un processo di ridefinizione spaziale, che verte su frammenti di figure, corpi scorciati, in special modo volti, facce, ritratti plastici e scultorei, forme solide e volumi ingigantiti fino a occupare gran parte della superficie. Il linguaggio pittorico di Giusi Velloni si afferma nel corso degli anni attraverso la conquista di uno stile autonomo, caratterizzato da calibrati equilibri di masse contrapposte, forti chiaroscuri e potenti accensioni cromatiche, bilanciamenti tra un dinamismo costruttivo e un clima d’immobilità che raggiunge la sua massima evidenza plastica nel respiro drammatico delle “teste”. L’artista affida le sue inquietudini esistenziali alle variazioni luminose delle cromie che si dileguano in cangiantismi, ma anche alle valenze timbriche del rosso che suscitano atmosfere metafisiche e surreali tra dettagli del corpo, membra sparse e ricomposte nella rappresentazione. Per Giusi Velloni è sempre importante il rapporto con la storia dell’arte e con le sue valenze sociali, indicando che la passione poetica per la figura umana non esprime soltanto il trionfo della visione carnale, ma anche un sentimento di indomita ribellione nei confronti delle lacerazioni dell’esistenza. Lo sguardo dell’artista indaga gli spostamenti improvvisi delle forme, il loro modo di comprimersi e di dilatarsi nello slancio simultaneo tra primo piano e profondità, inquieto assestamento di volumi impassibili, concatenati e tra di loro sovrapposti. Attraverso misurate campiture cromatiche e tessiture segniche emerge un vigore compositivo che sostiene la dislocazione dei frammenti figurali, nel contempo le citazioni prelevate dall’arte antica si congiungono ai riferimenti contemporanei, con un senso di meditazione interiore intorno al destino dell’uomo. La Natura è uno dei temi prediletti di Giusi Velloni, che con i suoi coloratissimi animali e le dinamicità evocate da toni squillanti ricorda di quanto l’uomo paradossalmente d’istinto possa e voglia dominarla, da tempi immemori. Le visioni di questi animali ricordano di quanto l’antropocentrismo debba lasciare spazio ad un sempre maggior rispetto, che accresce nuove dinamiche di sostenibilità ambientale, della cura degli animali, della protezione di tutti gli esseri viventi. Si è manifestata creativamente attraverso l’arte una coscienza ecologista, o meglio animalista, che ha ampliato gli orizzonti all’artista.
Giusi Velloni comunica attraverso gli animali, ma a modo suo, per parlare d’altro, per parlare con loro e non di loro. Questo con la mimesis, che si fonda sulla nostra capacità di reinterpretare il concetto di identità: riconoscere cioè una cosa in un’altra che non ha le stesse proprietà, tema centrale dell’arte di ogni tempo, portata alle estreme conseguenze. Nella loro somiglianza le sue tigri, farfalle, leoni, rane, zebre, sembrano come messi in posa, dove si coglie soprattutto lo sguardo, che è gesto senza azione: insondabile, quasi metafisico, specchio e schermo di un pensiero ineffabile. Al contempo danno l’impressione di essere colti di sorpresa, fissati nell’istante tanta è l’immediatezza e la fremente verosimiglianza con cui ci squadrano e ci sfidano, senza un cenno di timore. Come se fossimo stati non già con loro, ma dei loro, e dunque ne conoscessimo naturalmente aspetto e abitudini. È l’esito conseguente di una maestria stilistica raggiunta, frutto di una pittura minuziosa, analitica.
Nel solco della tradizione, Velloni ricorda che gli animali incarnano e sublimano il divino, colto attraverso un fare pittura, composto da un codice di larga comprensione e decifrazione. Tutto ciò per rendere leggibile
il volto rappresentato. L’artista, dopo aver messo in posa il suo modello, ne ritrae la passione o l’emozione corrispondente nel fruitore e, attraverso una competenza fisiognomica, scatena un contagio emotivo che determina una puntuale risposta. Queste “bestie”, immobili o in azioni minime, si è costretti a guardarle negli occhi, a fare i conti con la loro esistenza. Un incontro con l’altro da sé, che può rivelarsi perturbante. Difficilmente si resta indifferenti di fronte a queste presenze forti, che si manifestano compiutamente, senza vanità e senza finzioni, che chiedono un nuovo rapporto con l’esistente attraverso l’uso di accese cromie che ricreano un nuovo ambiente naturale, quello primigenio.
Si diffonde un’atmosfera sospesa nei dipinti di Giusy Velloni, come se il tempo rallentasse il suo scorrere, impossibile imprigionare le immagini, legarle ad un luogo e ad un momento, le figure sono nitide, gli oggetti riconoscibili. Ma fin dal primo sguardo, quel che si sente è assai più intenso di quanto si vede. Diventa spontaneo andare oltre, al di là della natura, per cogliere l’essenza della realtà, un sentimento che trasporta verso un’esperienza intima e avvincente. In un mondo travolto dalla bulimia delle immagini, dove tutto diventa finzione nel tentativo vano di dare corpo a vuote illusioni, Velloni cerca l’essenziale, mira all’anima delle cose. Va oltre l’apparenza proprio per non farne mera rappresentazione. Non coglie l’attimo fuggente, ma l’idea pura nello spazio indefinito. Gli sguardi sono nitidi e complessi al tempo stesso. Nei suoi dipinti non c’è un unico punto di vista, non una prospettiva omogenea, o una sola fonte di luce. Il gioco delle ombre, che scombina ogni logica, offre al singolo elemento una propria dimensione, un movimento indipendente. Le figure geometriche, i volti, gli animali, diventano protagonisti di una scena che racchiude l’universo intero nel microcosmo. Il significato supera il singolo valore intrinseco, la verità sembra racchiusa in ciotole, conchiglie e scatole: misteriosi scrigni di semplicità sublime. Dietro ad ogni opera sta una lunga tradizione di conoscenza e passione. Sulle opere di Giusi Velloni si depongono suggestioni che rivelano i maestri della sua arte, che hanno determinato anche la preparazione manuale delle sue tele, come l’antica tecnica richiede per l’uso dell’olio, con la paziente costruzione del supporto e della base su cui stenderà le sue tinte. Si intravede la scuola rinascimentale di Piero della Francesca, nella classicità del segno e nella tonalità cromatica. Si espande il chiarore dei pittori fiamminghi fino alle recenti lezioni di Carrà o De Chirico. Ma ogni radice alimenta il tratto personalissimo e inconfondibile di Velloni che sa legare luminosità e colori in una coerenza senza cedimenti. È la sapienza del mestiere che la sostiene nel suo percorso, i primi apprendimenti all’Istituto d’arte, seguiti poi dai corsi del maestro Venanti all’Academia di Belle Arti di Perugia, uniti all’originaria formazione di decoratrice, hanno permesso il manifestarsi della sua raffinata sensibilità. Dietro ad ogni opera vi è un lavoro paziente e intenso, i dipinti sono preparati con cura, ogni dettaglio composto con precisione, ed è solo l’inizio, tutto rivela una passione per la pittura, che supera le mode e regge alla sfida del tempo. 

Perugia, agosto 2019

I tuoi colori, la tua passione, i tuoi volti, i tuoi animali soni veramente
magici…Un’atmosfera surreale allo stesso tempo ti porta a confronto con la
natura e con tutto l’essere umano…tante piccole sfumature, tante piccole
emozioni diverse.

Carica di significato e originale la tua pittura multicolor di sfumature suadenti e affascinanti…
Ci hai aperto il tuo mondo di creature non addomesticate, istintive e selvatiche… (abitanti della selva) belle e sincere. Una mostra pulita ed elegante… Come penso sia il tuo immaginario più intimo…

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